Finalmente salta il divieto di diagnosi pre-impianto nella fecondazione assistita.
Si pone fine così alla schizofrenia di un ordinamento legislativo che non permette una diagnosi pre-impianto dell'embrione, per poi però ammettere che una donna possa sottoporsi ad un'interruzione di gravidanza qualora analisi successive all'impianto (quali ad esempio la ammiocentesi) le confermassero di stare crescendo un bimbo affetto da malattie genetiche e non.
Il 30 Aprile Il ministro della Salute Livia Turco ha, quindi, emanato le nuove linee linee guida della legge 40 sulle indicazioni delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, dichiarando:
'Abbiamo dato una risposta a quanti, operatori e cittadini, richiedevano chiarezza sulla possibilita' di effettuare diagnosi preimpianto, chiarendo che le linee guida, in quanto tali, non possono prevedere divieti che non siano gia' contemplati nella legge stessa. Per questo, il nuovo testo delle linee guida non contempla piu' la limitazione alla sola diagnosi osservazionale, mantenendo comunque il divieto di qualsiasi diagnosi a fini eugenetici cosi' come previsto dall'articolo 13 della legge 40. E cio' in coerenza con l'evoluzione dell'ordinamento, testimoniata da diversi pronunciamenti della Magistratura, sia ordinaria che amministrativa, ed in particolare quello del Tar del Lazio che ha annullato la parte delle precedenti linee guida in cui si limitano le indagini sullo stato di salute dell'embrione a quelle di tipo osservazionale''.
Inoltre, potranno usufruire della PMA (procreazione medicalmente assistita) anche soggetti seriopositivi a virus di malattie sessualmente trasmissibili, che avranno da ora la possibiltà, qualora sia stata accertata l'infertilità “di fatto”, di avere figli senza il rischio di contagiare il partner o il nascituro.

 

 

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